Una professione a due facce, che al Nord riesce ad intercettare la ripresa, mentre al Sud continua decisamente a faticare. E’ quanto emerge dal “Rapporto 2018 sull’Albo dei Dottori commercialisti e degli esperti contabili”, appena dato alle stampe dalla Fondazione nazionale della categoria.
L’ormai tradizionale pubblicazione, ricca di numeri, grafici e tabelle, “è quest’anno una fotografa”, afferma il presidente del Consiglio nazionale, Massimo Miani, “che ci restituisce l’immagine di una professione che viaggia a due velocità”. Il Nord, spiega Miani, “grazie evidentemente al contesto economico finalmente più favorevole rispetto agli anni della crisi, ha un segno più, sia per quanto riguarda il numero degli iscritti che per quanto riguarda i redditi dichiarati”. Molto diversa, sottolinea il numero uno dei commercialisti, “è la situazione al Sud, dove non solo la categoria non intercetta i segnali di ripresa economica che pure hanno interessato il Mezzogiorno, facendo segnare un calo del reddito dei nostri colleghi, ma, per la prima volta in assoluto, ha un segno meno nel numero degli iscritti”. Il divario tra Nord e Sud, dunque, si acuisce e la professione resta complessivamente in sofferenza, con redditi che sono ancora inferiori a quelli precrisi e con i redditi mediani che si assestano attorno a soli 33mila euro annui.
“Numeri”, prosegue Miani, “ai quali si aggiunge il calo costante dei giovani e che ci impongono una riflessione strategica sul nostro futuro”. I risultati del Rapporto 2018 fanno dichiarare al presidente dei commercialisti che “la professione deve certo presidiare e difendere il bacino della consulenza fiscale, il quale, sebbene sempre più asfittico, rimane ampiamente maggioritario, ma non può più rinviare la sfida della sua modernizzazione, in termini di aggregazioni, specializzazioni e capacità di lettura dei processi in atto”. E’ questo il compito più impegnativo che attende la categoria nei prossimi anni.


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