L’intervento di Vincenzo Moretta

Si è concluso oggi a Napoli il roadshow dedicato all’analisi del nuovo assetto fiscale del terzo settore dopo la circolare 1/e 2026. Organizzato da Agenzia delle Entrate e Università Pontificia Salesiana, con il sostegno del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, del Consiglio nazionale del Notariato e Federcasse e con il patrocinio di Fondazione Terzjus, Forum del Terzo settore, Confcooperative, Legacoop e dei Centri di servizio per il volontariato, partner Il Sole 24 Ore, il ciclo di eventi finalizzato a approfondire norme, impatti e scenari operativi per gli Enti del Terzo Settore aveva fatto tappa nelle scorse settimane a Assisi, Bari, Firenze e Milano.

All’appuntamento napoletano hanno partecipato, tra gli altri, il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Vincenzo Carbone e,  in rappresentanza del Consiglio nazionale dei commercialisti,  il Vicepresidente con delega alla fiscalità, Vincenzo Moretta. Un’occasione di confronto tra Agenzia e Consiglio nazionale sul tema al centro del convegno.

Nel suo intervento, l’esponente della categoria professionale si è soffermato sul ruolo che il commercialista svolge nell’attuale ambito di implementazione delle nuove disposizioni fiscali degli enti del Terzo settore. Moretta ha ricordato come per molti anni il rapporto tra contabilità e fiscalità negli enti non profit è stato relativamente semplice. “Il bilancio – ha detto – aveva prevalentemente una funzione civilistica e informativa, mentre la disciplina tributaria seguiva logiche proprie, autonome rispetto alla rappresentazione contabile. Con il Codice del Terzo settore questo equilibrio cambia profondamente”. Il bilancio non è più soltanto il documento attraverso il quale l’ente rappresenta la propria situazione patrimoniale, economica e finanziaria, ma “diventa anche il punto di partenza per determinare il suo corretto trattamento fiscale”.

Per Moretta “le determinazioni fiscali devono essere coordinate con le risultanze bilancistiche, dando luogo a un “binario” unico che costituisce un fenomeno molto particolare nel contesto normativo nazionale che realizza gli intendimenti perseguiti nel corso dell’ultimo decennio anche nel mondo societario. Uno dei cambiamenti più significativi introdotti dalla riforma”.

Un’integrazione che “rende oggi il bilancio uno strumento centrale non soltanto sotto il profilo dell’accountability, ma anche della qualificazione tributaria dell’ente. Il legislatore sembra voler attribuire al bilancio una funzione ulteriore rispetto a quella tradizionale: non solo rappresentare la gestione, ma fornire le informazioni necessarie affinché possano essere verificati i presupposti per beneficiare del regime fiscale previsto per gli enti del Terzo settore”. Questa impostazione emerge con particolare evidenza nell’articolo 79 del Codice. La disposizione introduce una logica completamente diversa rispetto al passato. “La domanda – ha spiegato – non è più soltanto se un’attività produca ricavi o corrispettivi, ma se l’attività viene svolta con modalità commerciali oppure no”.

“La qualificazione tributaria dell’ente – aggiunge il Consigliere nazionale e tesoriere dei commercialisti, delegato al terzo settore, David Moro – non nasce più esclusivamente dalla norma fiscale. È il risultato della rappresentazione economico-contabile della gestione. Una rivoluzione culturale prima ancora che normativa, che comporta una crescente responsabilità per gli amministratori, per i professionisti e per tutti coloro che sono chiamati a predisporre o controllare il bilancio degli enti del Terzo settore”.

Per l’esponente dei commercialisti, inoltre, “il vero tema non è tanto stabilire quale sia il criterio migliore per calcolare il costo effettivo, quanto piuttosto comprendere che il nuovo sistema fiscale degli ETS si fonda sulla qualità della rappresentazione contabile. Per la prima volta il bilancio non è soltanto il documento dal quale prende avvio la tassazione. È esso stesso uno degli strumenti attraverso i quali, di fatto, viene definita la natura fiscale dell’ente”.

“È questo, probabilmente, il cambiamento culturale più profondo introdotto dalla riforma del Terzo settore. Ed è anche la ragione per cui il dialogo tra diritto tributario bilancio diventerà, nei prossimi anni, sempre più stretto e sempre più decisivo sia nella ricerca scientifica sia nella pratica professionale”, ha concluso.

 

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