“Linee guida in materia di adempimenti fiscali dell’amministratore giudiziario” è il titolo del documento pubblicato oggi dal Consiglio e dalla Fondazione nazionali dei commercialisti. Il documento, a cura della Commissione di studio “Adempimenti fiscali dell’amministratore giudiziario”, rientra nell’attività dell’area “Funzioni giudiziarie e ADR”, alla quale è delegato il segretario nazionale Giovanna Greco.
La pubblicazione è stata concepita quale strumento di supporto operativo al professionista chiamato a svolgere il ruolo di amministratore giudiziario (o di consulente dell’amministrazione giudiziaria) nel delicato compito di gestire compiutamente e correttamente i beni attinti da misura anche sotto il profilo fiscale.
L’ufficio dell’amministratore giudiziario rappresenta una funzione di particolare complessità e responsabilità nell’ambito delle misure ablative penali e di prevenzione (sequestro e confisca). L’amministratore giudiziario è chiamato a gestire i beni sottoposti a provvedimento ablativo secondo precise procedure e con obblighi di rendicontazione dettagliata, dovendo operare sotto la direzione del giudice delegato e nel rispetto di un articolato quadro normativo.
Nell’introduzione al documento, i commercialisti sottolineano come, “tra le questioni più delicate che l’amministratore giudiziario si trova ad affrontare, quella fiscale ha storicamente rappresentato uno degli aspetti più problematici, caratterizzata da significative incertezze interpretative e applicative sia prima che dopo l’intervento organico del d.lgs. n. 159/2011 (Codice Antimafia – di seguito per brevità CAM). La gestione fiscale dei beni sequestrati e confiscati si presentava, infatti, particolarmente complessa”. “Con gli artt. 50 e 51 CAM, – proseguono – il legislatore ha tentato di colmare questo vuoto normativo, delineando un quadro più organico della disciplina fiscale dei beni sottoposti a sequestro e confisca. Tuttavia, il sistema normativo ha continuato ad evolversi attraverso successivi interventi legislativi, tra cui la legge di stabilità n. 228/2012 e il decreto legislativo sulle semplificazioni n. 175/2014, che hanno progressivamente affinato e precisato la disciplina”.
“Nonostante i richiamati interventi normativi – proseguono i commercialisti – permane l’assenza di una disciplina tributaria organica e specifica, sia in materia di imposte dirette che indirette, che tenga conto delle peculiarità della gestione dei beni sequestrati e confiscati”. “La complessità della materia è ulteriormente accentuata dal fatto che l’amministratore giudiziario deve operare in un contesto in cui si intrecciano aspetti di diritto penale, amministrativo e tributario, dovendo garantire una gestione efficiente e conforme alla legge, nel rispetto sia degli interessi erariali che dei diritti dei terzi coinvolti”, concludono.
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