“L’approvazione dell’emendamento al DL fiscale che allenta la stretta sui pagamenti dei professionisti da parte della PA, facendola scattare soltanto in presenza di debiti scaduti di almeno 5000 euro, è un passo avanti che va nella direzione da noi indicata in questi mesi, ma che non risolve del tutto le criticità della norma.”. È questo il commento del presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti, Elbano de Nuccio, sull’emendamento, approvato in Commissione Finanze del Senato, che modifica il meccanismo di verifica da parte della PA della regolarità fiscale e contributiva dei professionisti e che entrerà in vigore dal 15 giugno prossimo. In base alla modifica, l’obbligo di compensazione del compenso dovuto con eventuali debiti iscritti a ruolo scatta solo se il professionista è inadempiente all’obbligo di versamento derivante dalla notifica di una o più cartelle di pagamento “per un ammontare complessivo pari almeno a cinquemila euro”, e non più per “qualunque ammontare”.
“In questi mesi – ricorda de Nuccio – abbiamo più volte chiesto, anche in sede di audizione parlamentare, l’abrogazione di una norma che abbiamo da subito definito discriminatoria e di dubbia legittimità costituzionale. Si introduce, infatti, una palese disparità di trattamento tra i professionisti e gli altri creditori della PA, come, ad esempio, le imprese e i dipendenti pubblici, nei confronti dei quali non è previsto un simile meccanismo di compensazione forzosa. Diversamente dalla disciplina previgente, ora non è più prevista una sospensione del pagamento in favore del professionista, bensì un meccanismo di scomputo immediato del compenso dovuto, mediante trattenuta e contestuale versamento all’Agente della riscossione della quota corrispondente all’inadempienza accertata, con corresponsione al professionista dell’eventuale parte residua”.
“Pur apprezzando dunque l’emendamento che elimina tale meccanismo per debiti scaduti di minore importo – aggiunge – la disparità di trattamento rispetto alle altre categorie di creditori della PA continuerà a manifestarsi per debiti non saldati pari o superiori a 5000 euro, e ciò per pagamenti anche di poche centinaia di euro. Sappiamo che all’origine di quella norma c’era l’obiettivo comprensibile di accelerare la riscossione nei confronti dei contribuenti morosi, ma è evidente che si tratta di un’esigenza che non può riguardare soltanto una determinata categoria di cittadini”.
“L’emendamento approvato risponde a logiche di ragionevolezza ed è apprezzabile perché dimostra la volontà della politica di ascoltare e raccogliere le giuste istanze dei professionisti, ma non elimina del tutto l’ingiustizia”, conclude.


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