La sede del Ministero dell’Economia a Roma
Il Consiglio nazionale dei commercialisti esprime la sua soddisfazione per il recepimento nel decreto correttivo adempimenti e concordato preventivo biennale, pubblicato ieri in Gazzetta Ufficiale, e nel decreto fiscale approvato ieri in Consiglio dei ministri, di un nutrito pacchetto di proposte avanzate dalla categoria nei mesi scorsi. Soddisfazione anche per lo slittamento del versamento del saldo 2024 e dell’acconto 2025 per i soggetti ISA e per i contribuenti in regime forfettario, altra richiesta del Consiglio nazionale accolta dall’esecutivo.
Per il presidente nazionale della categoria professionale, Elbano de Nuccio, si tratta “di una ulteriore dimostrazione della capacità del nostro Consiglio nazionale di interloquire con le istituzioni in maniera fattiva, di avanzare proposte ragionevoli concepite sia nell’interesse dei professionisti, sia dei contribuenti. Nell’esprime la nostra soddisfazione per i risultati raggiunti, ringraziamo l’esecutivo, in particolare il Viceministro Maurizio Leo, e le forze politiche che nel corso dei lavori delle commissioni parlamentari hanno ancora una volta dimostrato disponibilità al confronto e all’ascolto delle ragioni dei commercialisti”.
Il tesoriere nazionale delegato alla fiscalità, Salvatore Regalbuto, ricorda che “il Consiglio nazionale aveva presentato a gennaio un corposo documento contenente proposte correttive e migliorative dei decreti attuativi della riforma tributaria. Oggi molte di quelle proposte sono state recepite nell’ordinamento. Tra queste, l’invio annuale dei dati al sistema tessera sanitaria, un termine più razionale per l’invio delle CU lavoratori autonomi, la trimestralizzazione del versamento IVA per i forfettari che ricevono prestazioni in reverse charge, la razionalizzazione delle cause di decadenza dal CPB con particolare riferimento al ricevimento dell’avviso bonario, il termine per l’accettazione della proposta CPB al 30 settembre, la cessione di quote di associazioni professionali ricondotte nell’alveo dei redditi diversi”.


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