Un momento dell’audizione. Sulla sinistra Rosa D’Angiolella
Il Consiglio Nazionale dei Commercialisti, rappresentato oggi in audizione presso la Commissione competente del Senato dalla consigliera nazionale Rosa D’Angiolella, ha espresso il proprio apprezzamento per le finalità perseguite dai disegni di legge AS 763, AS 1937 e AS 1595, volti a rafforzare l’inclusione finanziaria dei lavoratori, contrastare la violenza economica di genere e garantire una maggiore tracciabilità delle retribuzioni.
Nel corso dell’audizione, il Consiglio Nazionale ha evidenziato come l’obiettivo di assicurare che la retribuzione venga accreditata su un conto intestato al lavoratore sia coerente con le esigenze di tutela dell’autonomia economica delle persone e con il contrasto al fenomeno del gender gap finanziario. Allo stesso tempo, però, è stata richiamata l’attenzione del legislatore sulla necessità di evitare effetti distorsivi e responsabilità eccessive a carico dei datori di lavoro.
Secondo i commercialisti, il punto più critico delle proposte normative riguarda infatti l’attribuzione al datore di lavoro di responsabilità sanzionatorie collegate a informazioni che quest’ultimo non ha alcuna possibilità giuridica o materiale di verificare, quali l’effettiva intestazione o la composizione soggettiva del conto sul quale viene accreditata la retribuzione. Il semplice codice IBAN, è stato ricordato, non consente infatti di conoscere tali elementi e il datore di lavoro non può accedere alle banche dati finanziarie né ottenere informazioni dagli istituti di credito nel rispetto della normativa sulla privacy e del segreto bancario.
Nel documento illustrato al Senato, il Consiglio Nazionale ha sottolineato che una disciplina costruita su tali presupposti rischierebbe di configurare una forma di responsabilità di fatto oggettiva, in contrasto con i principi di colpevolezza e proporzionalità che regolano gli illeciti amministrativi.
Per superare questa criticità, i commercialisti hanno proposto di valorizzare la dichiarazione del lavoratore quale strumento idoneo a certificare la conformità del conto indicato ai requisiti previsti dalla legge. In tale modello, il lavoratore attesterebbe la corretta intestazione del rapporto e sarebbe tenuto a comunicare eventuali successive variazioni, mentre il datore di lavoro potrebbe fare affidamento sulla dichiarazione resa in buona fede, senza essere gravato da impossibili obblighi di controllo.
Il Consiglio Nazionale ha inoltre evidenziato alcune ulteriori criticità dei testi in esame, tra cui la permanenza di modalità di erogazione della retribuzione che potrebbero aggirare le finalità di tutela perseguite dalla riforma, l’esclusione del lavoro domestico dall’ambito applicativo della disciplina e il carattere eccessivamente rigido del divieto assoluto di cointestazione del conto. Su quest’ultimo aspetto è stata avanzata la proposta di consentire la cointestazione solo su richiesta espressa e consapevole del lavoratore, così da coniugare tutela e libertà di scelta.
«Condividiamo pienamente l’obiettivo di contrastare ogni forma di violenza economica e di rafforzare gli strumenti di autonomia finanziaria dei lavoratori», ha evidenziato Rosa D’Angiolella. «Riteniamo tuttavia necessario che le norme siano costruite secondo criteri di ragionevolezza e proporzionalità, evitando di attribuire ai datori di lavoro compiti di verifica che appartengono ad altri soggetti e che, nei fatti, risultano impossibili da svolgere. Le tutele devono essere effettive, ma anche giuridicamente sostenibili e coerenti con il sistema».
Il Consiglio Nazionale ha infine espresso l’auspicio che l’esame parlamentare possa condurre a un coordinamento organico dei diversi interventi normativi, preservando le finalità sociali della riforma e al contempo garantendo certezza del diritto, proporzionalità degli obblighi e corretta distribuzione delle responsabilità tra i diversi soggetti coinvolti.


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