“Rendicontazione dell’informativa sociale (S) d’impresa. Forza lavoro, indicatori d’impatto, misurazione della sociosostenibilità” è il titolo del è il titolo del n. 15 dell’IRS (Informativa Reporting di Sostenibilità) del Consiglio nazionale dei commercialisti, realizzata nell’ambito dell’area di delega del consigliere Gian Luca Galletti e della commissione “Reporting di Sostenibilità” di cui è presidente Angeloantonio Russo, autore di questo numero insieme a Monica Peta ed Enzo Tucci.
L’attuale architettura dagli standard europei di rendicontazione dell’informativa societaria della sostenibilità, European Sustainability Reporting Standards (ESRS), include le informazioni tematiche inerenti agli aspetti sociali per la comprensione dei rischi, impatti e opportunità derivanti, o che potrebbero derivare, dall’impresa (impatto materiale) e che l’impresa subisce o potrebbe subire (impatto finanziario). Premesso che gli aspetti sociali sono strettamente interconnessi con quelli ambientali e di condotta dell’azienda (c.d. governance), l’informativa Social (S) è declinata in quattro standard: forza lavoro propria (ESRS S1), forza lavoro della catena del valore (ESRS S2), comunità interessate (ESRS S3), consumatori e utilizzatori finali (ESRS S4).
L’IRS 15 tratta gli obiettivi e i contenuti dell’ESRS S1, con la finalità di proporre al lettore un orientamento alla rendicontazione dei temi materiali che investono la corretta pianificazione strategica e la gestione del rischio di sostenibilità che coinvolge la forza lavoro dell’impresa. L’S1 include plurimi obblighi informativi coerenti alle norme giuslavoristiche del Paese di riferimento in cui l’impresa opera. Tuttavia, è opportuno rilevare che in assenza di un regolamento di Tassonomia sociale (al pari di quella ambientale) non è possibile né classificare né misurare la sostenibilità delle attività economiche delle imprese finanziarie e non finanziarie, dal punto di vista della sostenibilità sociale. Sotto questo profilo l’informativa include alcuni spunti di riflessione alla luce di un recente documento sugli indicatori di valutazione dei rischi finanziari pubblicato dall’EBA.
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